Sexy gate, parla la presunta vittima: “Ho ricevuto assegni dei fratelli Drago per coprire i debiti degli Arrabito”

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Sesso, gioco d’azzardo, politici e soldi. Tanti soldi. Ci sono tutti gli elementi per un romanzo stuzzicante. Invece, è pura realtà. Oggi, al Tribunale di Modica, si è tenuta un’altra udienza del processo Sexy gate, che vede imputati i fratelli Massimo e Bruno Arrabito. Questi ultimi furono arrestati nel luglio dell’anno scorso, con l’accusa di aver estorto denaro ad un imprenditore sciclitano. Secondo quanto raccontato dall’uomo alla Guardia di Finanza, i fratelli Arrabito lo hanno ripreso a sua insaputa mentre intratteneva rapporti sessuali con donne incontrate grazie ai due fratelli.

Davanti al Collegio Penale, presieduto da Antongiulio Maggiore, sono stati ascoltati la vittima del presunto ricatto e una delle donne riprese dalle telecamere assieme all’imprenditore sciclitano. Un’udienza tesa, in cui più volte si sono scaldati gli animi durante la testimonianza della vittima. Si sono chiuse le porte, invece, quando il Pm, Gaetano Scollo, ha chiesto alla donna i particolari imbarazzanti della vicenda. Dopo le lacrime della signora, il Giudice ha disposto la chiusura delle porte.

“Io ho più volte dato soldi a Bruno Arrabito ed anche a suo fratello. A volte mi sono opposto. Ma il 30 marzo del 2011, Francesco Statello (condannato con il rito abbreviato, ndr), facendo da tramite, mi ha consegnato il video che mi riprendeva in momenti privati. Così il 2 luglio mi sono rivolto alla Guardia di Finanza”. Dal racconto della presunta vittima degli Arrabito, esce la descrizione di un contesto squallido in cui soldi, favori , donne si mischiano a rapporti personali di convenienza.

L’amicizia tra Bruno Arrabito e l’imprenditore sciclitano è di vecchia data. Passano l’infanzia entrambi a Scicli fino a quando Bruno si trasferisce a Modica. Ma i due non si perdono. Sul finire degli anni ’80 vanno a Roma assieme: “Andammo, con la mia macchina, a Roma. Li ho incontrato una amica di Bruno”.

E poi c’è l’aspetto del gioco: “Massimo mi ha accreditato ad un sito di roulette on line. Mi ha fatto giocare”, dichiara la vittima, prima di denunciare un’altra vicenda: “Io sono stato pure vittima di pirateria informatica. Massimo conosceva la mia password e tramite questa riusciva a usare la mia carta di credito per spese personali. Non l’ho denunciato perché erano cifre irrisorie: 6-700 euro”.

Più volte gli avvocati incaricati della difesa degli Arrabito incalzano la presunta vittima sui prestiti che in passato ha fatto ai due fratelli, fino a quando l’avvocato Ignazio Galfo, difensore di Massimo Arrabito, chiede: “Ha mai ricevuto assegni firmati da Peppe Drago per coprire i prestiti che lei ha corrisposto ai fratelli Arrabito?”. La risposta gela tutti: “Si. Una volta ho ricevuto un assegno firmato da Peppe Drago e un’altra volta dal fratello di questo”. Non è la prima volta che i nomi dei fratelli Arrabito compaiono accanto a quelli dei fratelli Drago. Infatti, è stato proprio Bruno Arrabito, prima di ritrattare, a raccontare dettagli sulla vicenda Modica bene, che convolgeva l’onorevole e il fratello, davanti al Procuratore Francesco Puleio. I fratelli Arrabito, come è noto, erano assidui frequentatori dell’On. Peppe Drago.

Poi ci si perde più volte nel vortice delle cifre prestate e non tornate, degli assegni non coperti totalmente. È un valzer. “Sono circa 40 mila euro i soldi che io gli ho prestato e che mai mi sono stati ridati indietro”, dichiara l’imprenditore, pressato dalle domande dell’avvocato di Bruno Arrabito, Carmelo Ruta. La presunta vittima è spesso evasiva.

Dopo circa un’ora è la volta dell’audizione della donna ripresa assieme alla vittima durante rapporti sessuali. C’è imbarazzo in aula, anche tra gli avvocati e i membri del Collegio. “Ci siamo conosciuti con l’imprenditore (in realtà dice il nome, ndr) in un bar di Via Resistenza Partigiana in Modica Sorda. Con lui c’era anche Bruno Arrabito, che conoscevo fino a quel momento soltanto di vista. Io arrivai lì casualmente con un mio amico”. La versione dell’incontro contrasta con quella fornita dalla presunta vittima, che parla invece di un incontro preparato da Bruno Arrabito.

La donna e l’imprenditore si conoscono e dopo una settimana circa si incontrono a casa di Bruno Arrabito, dove consumeranno per la prima volta. Durante il racconto di quel primo incontro, la donna si mostra turbata e il Giudice fa chiudere le porte.

Trascorsa quasi un’ora, la seduta viene riaperta a tutti.

La prossima udienza è stata fissata per il 27 giugno.

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