Radenza anticipa i giornali e si difende: “Ero convinto che la merce arrivasse a Malta”
Salvatore Radenza si difende. L’imprenditore modicano indagato per una presunta frode internazionale che avrebbe portato ad una evasione di 11 milioni di euro spiega la sua versione dei fatti, tramite il suo legale Salvatore Poidomani.
L’altro ieri la Guardia di Finanza di Ragusa, su disposizione del Procuratore Francesco Puleio, ha eseguito un decreto di sequestro per equivalente nei confronti di Radenza. Secondo l’accusa, l’imprenditore avrebbe venduto merce a società maltesi evitando di pagare l’Iva, spettante all’importatore. In realtà la merce non usciva dall’Italia, ma veniva venduta in nero a ditte nazionali, principalmente nel catanese e nel campano. E le imprese maltesi erano “società di carta” che nel giro di pochi mesi si dissolvevano nel nulla, non pagando l’Iva. Così facendo Radenza avrebbe fatto una concorrenza sleale potendo imporre prezzi assai inferiori rispetto alle ditte leali.
Oggi Radenza ci mette la faccia e anticipa tutti i giornali che – stranamente – non hanno messo il nome dell’imprenditore nelle proprie pagine.
Oggi su Radiortm.it, in un articolo firmato da Saro Cannizzaro, l’avvocato dell’imprenditore ha spiegato: “Di queste circostanze – sottolinea Poidomani – la società Radenza non ha avuto consapevolezza essendo convinta in assoluta buona fede che la merce fosse destinata al mercato maltese. Quanto al mancato versamento dell’imposta all’Erario è da precisare che le merci sono state vendute senza Iva per cui nessuna somma la società Radenza ha incamerato a tale titolo”. L’avvocato prosegue: “Chi nel contesto dell’indagine vorrebbe insinuare che i successi trentennali dell’azienda siano da ricollegare a mancati versamenti di imposte all’Erario. La società è costantemente cresciuta negli ultimi anni anche senza avere effettuato cessioni intra-comunitarie; in ogni caso le contestazioni riguardano solo una parte marginale del fatturato della società; i bilanci regolarmente depositati sono a disposizione di questi soggetti che potranno verificare l’entità e la regolarità delle imposte versate allo Stato”.
Oltre a Radenza risultano indagate 49 persone, italiane e straniere, 24 società maltesi e 20 italiane.








In merito alla situazione di falsa esportazione, quando una società consegna la merce ad un esportatore che è iscritto presso l’agenzia delle entrate come esportatore abituale e fornisce adeguata documentazione la società fornitrice non deve andare oltre, anzi la legge della privacy lo impedisce.
E’ l’agenzia delle entrate che dovrebbe fare più controlli prima di iscrivere come esportatori abituali le imprese a tutela dei commercianti.
NON SI DIVENTA RICCHI SENZA SPORCARSI.
QUESTO E’ UN ESEMPIO D’ONESTA!!!!!