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Antenne sopra i tetti: le radio clandestine che parlano dalla cima dei grattacieli dormitorio

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Antenne sopra i tetti: le radio clandestine che parlano dalla cima dei grattacieli dormitorio

C'è un momento preciso, verso le ventidue, in cui i tetti delle Vele di Scampia sembrano tornare a respirare. Non è un'illusione: è un trasmettitore da duecento watt collegato a un'antenna costruita con un'asta di ferro e cavo smantellato da un'operaio edile in pensione. Da lì, per un raggio di dieci chilometri, una voce femminile legge il comunicato di un comitato di quartiere mentre sotto scorrono basi tekno registrate in un seminterrato di Corvetto.

Onde rubate, onde restituite

Non è la prima volta che l'Italia delle periferie si prende il cielo in prestito. Le radio libere degli anni Settanta — Radio Alice a Bologna, in primis — hanno insegnato che un microfono è più pericoloso di una molotov. Ma la genealogia che ci interessa qui parte dai primi anni Duemila, quando i sound system freetekno hanno cominciato a montare emittenti mobili nei furgoni e sui tetti dei caseggiati popolari: frequenze che nascevano e morivano nella stessa notte, impossibili da censire e da multare.

Da quel ceppo derivano le micro-radio di quartiere di oggi: realtà da uno, due, cinque persone che trasmettono in FM pirata o in web radio con antenna autoprodotta, mescolando DJ set, cronaca di strada e assemblee registrate al telefono.

«Il tetto è l'ultimo spazio pubblico»

Incontriamo Dario, trentotto anni, che a Palermo gestisce da sei anni un'emittente nata in un cantiere occupato del quartiere Zenia. «Il comune ci ha tolto la casa, la scuola, il campo da calcio. Il tetto è rimasto l'unico posto dove nessuno ci chiede il permesso», racconta mentre saldano un connettore BNC. La sua radio trasmette quattro sere a settimana, con una programmazione che va dal dub al racconto orale dei nonni del quartiere.

A Milano, su un lastrico solare di viale Ostiense (nome fittizio: i collettivi non svelano mai gli indirizzi veri), un'antenna parabolica rovesciata funziona da riflettore per un trasmettitore in banda FM. Il collettivo che la gestisce ha subito due sequestri in tre anni: carabinieri che salgono con la scala, attrezzatura via, multa da cinquemila euro. E tre settimane dopo, di nuovo in onda. «Il trasmettitore lo ricostruiamo con pezzi da quaranta euro su internet. Il segnale costa meno della pubblicità», sorride una delle componenti, che si fa chiamare solo con un soprannome radiofonico.

Il costo di una voce

Il quadro legale è ostile: dal decreto Milleprorhe alle norme sull'uso delle frequenze, trasmettere senza concessione è reato, con sanzioni che arrivano a decine di migliaia di euro e l'apprensione degli apparati. Per questo molte realtà migrano sul web — ma il web non copre chi non ha connessione, e nelle periferie la connessione è un lusso come tanti. L'FM pirata resta l'unica onda che entra davvero nelle case, nei bar, nelle auto parcheggiate sotto i palazzi.

E c'è chi sceglie la via di mezzo: trasmissioni ibride, via internet ma con punti di ritrasmissione di quartiere, ripetitori fatti in casa nascosti nelle tetti, nei tombini, nei distributori automatici dismessi.

La mappa sonora della città

Cosa si ascolta, su queste frequenze? Tutto ciò che le radio commerciali non trasmettono: le assemblee dei comitati contro i piani urbanistici speculativi, i concerti registrati nei centri sociali, i monologhi dei signori che giocano a carte sotto i portici, i mix di DJ che altrove farebbero carriera. A Napoli, un'emittente nata in un vico di Sanità trasmette ogni mercoledì le telefonate di detenuti alle famiglie — con il loro consenso — mentre in sottofondo girano dischi di musica napoletana d'autore.

È una cartografia sonora della città che non esiste su nessuna mappa ufficiale. E come tutte le cartografie sovversive, va protetta: le frequenze sono bene comune, dicono i collettivi, e il cielo sopra le periferie non appartiene a nessun operatore telefonico.

Come ascoltarle (e come aiutarle)

Non esistono elenchi, ma esistono indizi: le pagine social aggiornate a mano, i volantini nei centri sociali, il passaparola ai concerti. Se volete contribuire, le richieste sono sempre le stesse: vecchi ricevitori FM da restaurare, cavi, schede audio, qualcuno che sappia saldare. E soprattutto: ascoltate. Perché una radio pirata senza ascoltatori è solo un trasmettitore che scalda l'aria.

Quando il segnale arriva chiaro sopra il traffico, capite perché fanno tutto questo: è la città che si parla da sola, senza intermediari, dalla cima dei palazzi che tutti vorrebbero dimenticare.

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